Se ne discute molto e senza ombra di dubbio è il mezzo di comunicazione che sta avendo il maggiore successo, sto parlando di Twitter, che ammalia molti fra navigatori del web della domenica, VIP (almeno sulla carta) e professionisti che lo utilizzano per lavorare.
Twitter è oramai diventato protagonista giornaliero dei telegiornali in tv, primo mezzo di comunicazione in caso di emergenze e luogo ritenuto attendibile da cui poter prendere informazioni e allo stesso tempo poter dare il proprio contributo alla costruzione di una notizia.
Se è vero che oramai quasi tutti sanno benissimo che qualsiasi argomento, evento, fatto di cronaca è caratterizzato da un hashtag, il famoso simbolo # della time line, che racchiude le informazioni che riguardano uno specifico tema, è altrettanto vero che spesso Twitter viene utilizzato in malo modo, generando così una distorsione dell’informazione.
Ne rappresenta un esempio lampante il caso di questi giorni, quando dopo le prime scosse di #terremoto sono bastati pochi minuti affinchè la rete si riempisse di notizie, contributi video e informazioni su quello che stava accadendo. Fino a qui niente da dire. Gli utenti, visto anche il sovraccarico delle linee telefoniche, hanno utilizzato il web per informarsi, così come gli enti e le istituzioni hanno attivato una campagna mediatica per segnalare numeri di emergenza a cui rivolgersi e lanciare appelli su cosa fare o cosa non fare riuscire ad organizzare al meglio i primi soccorsi.
Poi però capita che a metà mattinata qualcuno, che indubbiamente non ha molto a che fare con mezzi di comunicazione, si trovi a gestire un account twitter di Groupalia attraverso cui ha la brillante idea di lanciare questo messaggio.
La rete non perdona. Il danno di immagine oramai è fatto. Pensate quanti euro dovrà pagare Groupalia per riportare a livelli quanto meno sufficienti il proprio brand per colpa di meno di 140 caratteri.
Inutile dire che il tam tam in rete e le critiche all’account dilagano. Mi piaceva però soffermarmi e parlare di tutti coloro che, per foga, poca esperienza o semplicemente per non aver prestato attenzione, hanno utilizzato l’hashtag #terremoto per commentare l’operato di Groupalia.
Se qualcuno di voi ha deciso di osservare in diretta quello che è stato postato sotto hashtag #terremoto, si sarà accorto che per un periodo di tempo sono state più le informazioni associate alla pessima figura di Groupalia che quelle realmente utili per fronteggiare al meglio le ore subito prossime al sisma.
In situazioni di pericolo, in cui avere notizie dettagliate nel minor tempo possibile diventa di fondamentale importanza, il popolo della rete dovrebbe imparare a gestire al meglio i contenuti, evitando così di intasare #terremoto con notizie diffamatorie, non perché queste non vadano scritte, tutt’altro, ma perché agli addetti ai lavori e coloro che cercano informazioni sul sisma importa poco che l’account manager di Groupalia abbia pisciato fuori dal vaso.
L’operato di Groupalia resta indubbiamente da condannare, però la rete è fatta di persone scaltre, la cui voce conta moltissimo, percui nei momenti importati è necessario sapere cosa fare e cosa non fare. Ma sopratutto utilizzare Twitter come mezzo di comunicazione efficace.
Un consiglio? Ogni informazione appartiene al proprio hashtag. Mai creare traffico inutile o dannoso, meglio diversificare il messaggio magari proprio creando un hashtag diverso, #Groupaliafail o simili, in modo da permettere a qualsiasi utente di scegliere su cosa informarsi. Anche questa è libertà di espressione. Io la vedo così e voi?


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